Il Gronchi Rosa può arrivare a 30.000 euro solo in casi particolari. E non è l’unico: ecco quali sono i francobolli italiani più ricercati.
Le vecchie collezioni di famiglia continuano ad attirare curiosità, ma nel mondo della filatelia serve molta prudenza: non basta trovare un francobollo datato per parlare di tesoro. Il valore vero dipende da autenticità, stato di conservazione, certificati, annulli e provenienza. Tra i casi più famosi c’è senza dubbio il Gronchi Rosa, emesso il 3 aprile 1961 e ritirato quasi subito dopo le proteste per l’errore nei confini del Perù raffigurati sul francobollo.

Il Gronchi Rosa può davvero arrivare a 30.000 euro
La risposta è sì, ma solo in situazioni particolari. I dati disponibili fanno capire bene che non esiste un prezzo unico. Bolaffi propone un Gronchi Rosa certificato in eccellente stato come pezzo da collezione, mentre una busta viaggiata con Gronchi rosa ricoperto è indicata a 1.740 euro; anche una casa d’aste come Il Ponte, per una busta speciale trasportata durante il viaggio presidenziale, riportava una stima di 1.000-1.200 euro. Questo mostra che molti esemplari, anche interessanti, restano lontani dalla soglia dei 30 mila euro.
Il discorso cambia quando si parla di esemplari eccezionali, cioè francobolli realmente viaggiati, regolarmente annullati prima del blocco o accompagnati da documentazione molto forte. In un approfondimento dedicato proprio al caso del Gronchi Rosa, Finestre sull’Arte spiega che queste versioni più rare possono arrivare anche a 30.000 euro, mentre Bolaffi ricorda che furono venduti 79.455 esemplari prima del ritiro e che oltre 10 mila finirono ricoperti dal successivo Gronchi grigio. In altre parole, dire che “il Gronchi Rosa vale 30 mila euro” è corretto solo per una fascia molto ristretta di pezzi, non per qualunque esemplare trovato in un album.
Non c’è solo il Gronchi Rosa: gli altri pezzi che possono valere una fortuna
Accanto al Gronchi Rosa esistono altri nomi molto pesanti nella filatelia italiana. Il caso di Giuseppe Re, funzionario delle Poste dei Savoia, è uno dei più particolari: il suo 1 centesimo falsificato per dimostrare la vulnerabilità del sistema postale è stato indicato dal Corriere della Sera con una stima d’asta di 20.000 euro. Più in alto si collocano rarità storiche come il 3 lire di Toscana: secondo studi filatelici risultano documentati circa 325 esemplari, di cui solo due su lettera, e già nel 2014 un esemplare fu venduto da Bolaffi a 114.000 euro; nel 2025 il Corriere segnalava un’altra proposta tra 120.000 e 200.000 franchi svizzeri.
Poi ci sono gli errori di colore del Regno. Il Volta violetto del 1927 ha una tiratura di soli 480 esemplari: in un’asta Fischer è riportato con prezzo di catalogo 9.750 euro, mentre un esemplare è stato aggiudicato a poco meno di 2.000 euro. L’Augusto violetto del 1937, invece, è ancora più raro con 50 esemplari indicati: in un’asta Ferrario compare con catalogo a 97.500 euro e aggiudicazione a 17.000 euro. Sopra tutti resta però il celebre Errore di colore di Sicilia del 1859: Swissinfo ricorda che uno dei due esemplari conosciuti fu venduto a Basilea nel 2011 per 1,8 milioni di euro.